Introduzione al mondo Citrix Delivery Center

Scritto il 30/05/2008
 

Seconda parte dell’intervento di Marco Frigerio a Imola il 30 aprile 2008


La situazione attuale vede utenti sempre più dislocati: si collegano da casa, dall’internet point, dall’altra sede aziendale, dall’estero dove hanno poca banda a disposizione… L’azienda affronta questa situazione mettendo in rete i server in tutta sicurezza.

Il metodo tradizionale, però, opera in maniera non organica: risolve o il problema dei server, o della rete, o della sicurezza. Si creano così nell’architettura IT dei silos tecnologici gestiti probabilmente da un ottimo esperto di networking, un ottimo gestore delle applicazioni, un ottimo tecnico della sicurezza, ma dove ognuno si preoccupa del suo ambito. È un sistema che crea barriere tra i vari silos, quindi una perdita di flessibilità: la struttura diventa rigida e per fare un’implementazione o un aggiornamento bisogna mettere d’accordo più interlocutori.

Se l’IT cresce in maniera frammentata, difficilmente le applicazioni risulteranno ottimizzate perché, anche se la struttura è poggiata sui migliori server esistenti, potrebbero sorgere problemi con il networking, oppure con i limiti all’accesso posti dalla sicurezza, ecc. Quest’irrigidimento strutturale si riflette pesantemente sui costi: circa l’80% del budget IT viene utilizzato per mantenere la struttura esistente, mentre solo una piccola parte è dedicata all’innovazione.

Trasformare il datacenter in delivery center

L’idea di Citrix è prendere un datacenter, cioè qualcosa di fisico e statico, e trasformarlo in un delivery center, ovvero un luogo dove collezionare tutta la potenza, le risorse e le informazioni, per ridistribuirle dinamicamente a seconda della necessità degli utenti. Non c’è da sostituire niente, solo da garantire che le tecnologie in possesso vengano sfruttate al meglio, rendendole indipendenti dal device d’accesso.

Il web risolve il problema della distanza tra delivery center e utenti, ma ne pone altri. Un’applicazione web deve preoccuparsi di quale client usa l’utente. Se l’utente è interno all’azienda, il problema non si pone perché ha un PC settato appositamente per accedere all’applicazione; ma se non è aziendale? Un partner o un collaboratore potrebbero, ad esempio, usare Macintosh mentre l’applicazione è ottimizzata per Windows, oppure avere Firefox che non è totalmente compatibile, o una toolbar che blocca i pop-up quando l’applicazione web lavora tramite pop-up, ecc.

Citrix elimina la questione alla radice: pubblica il browser giusto con la macchina java giusta con il client giusto. L’utente ha il suo browser, ma non importa: il browser che userà è quello che gira centralmente sul server aziendale. È un metodo che garantisce sicurezza e prestazioni perché:

  • L’applicazione gira nella server farm e la cache sta sul server, non sul PC dell’utente: non rimangono tracce dell’applicazione sul PC dell’utente;
  • Dal server centrale non esce protocollo HTTP ma ICA, più leggero e quindi più velocemente trasmissibile.

Questo sistema di gestione funziona per tutti i tipi di applicazioni.

Approfondisci la virtualizzazione secondo Citrix nella terza parte dell’intervento di Marco Frigerio. »

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