
Al Briforum di Londra 2016 nella seconda giornata gli interventi si sono focalizzati sul “fine tuning” del virtual desktop e sull’evoluzione futura del VD.
Un PC di ultima generazione ha una scheda grafica potente e un disco SSD, il Virtual Desktop deve offrire le stesse prestazioni o superarlo. Non bisogna quindi lesinare in fatto di:
* non tutti gli hypervisor sfruttano le GPU. Ad oggi solo XenServer e VMware sono in grado sfruttare appieno le schede grafiche.
Al forum ci raccontano che per Microsoft “100 milioni di utenti è un mercato di nicchia”. Ecco perché fino ad oggi Microsoft non ha incentivato la virtualizzazione delle postazioni di lavoro. Le cose oggi cambiano, un po’ perché il VD ha superato tale soglia, ma anche perché il cloud è nella strategia di Microsoft, e cloud significa anche PC virtuali.
Alcuni segnali importanti da Microsoft:
*il VDA licensing è la licenza obbligatoria che per per 100€ all’anno sulla virtualizzazione dei PC con sistemi operativi client; usando invece dei sistemi server il costo va a zero perché Windows Server Datacenter Edition dà diritto a creare un numero illimitato di server per ogni host dotato di questa licenza
![packet-loss nel virtual desktop [Slide] packet-loss nel virtual desktop](https://www.serverlab.it/wp-content/uploads/2016/05/packet-loss.jpg)
Se c’è latenza e perdita di pacchetto nessuna scheda grafica potrà compensare la perdita di usabilità del VD.
Il mercato VD oggi è così distribuito: 60% Citrix, 30% VMware, 10% Microsoft RDP. I tre produttori hanno approcci molto diversi riguardo alla questione della banda.
Una analisi comparata sui consumi (reali) di banda: PcoIP è quello che performa meglio ai bassi regimi, ma come si alza il livello utente (dual monitor, video, ecc) l’incremento di banda richiesta è molto variabile:

Come si vede sopra, il protocollo H.264 è una opzione offerta sia da VMware che da Citrix e presenta ha grandi vantaggi prestazionali quando la banda a disposizione non è un problema ed i client hanno a bordo i Codec (i PC li hanno, i Thinclient quasi mai). H.264 in questo caso offre prestazioni eccellenti perché sfrutta a fondo sia la GPU presente sul server che il processore grafico del PC.
Dal corso tenuto sul fine-tuning abbiamo conferma che l’ottimizzazione del VD va fatto ancora a mano, i default setting non vanno mai bene:

Microsoft, a partire dal Windows 2012R2 / Windows 8, ha cambiato il motore grafico dei suoi sistemi operativi abbandonando GDI in voga da Windows NT. I sistemi VD che funzionavano bene in Windows 2008 o Windows 7 sono da riconfigurare completamente quando si passa ai sistemi operativi successivi.
Internet Explorer mangia cpu e ram in maniera impressionante in molti siti perché sono pieni di script e scaricamento di componenti occulti; abilitando il Tracking Protection List e blindando questo componente via Group Policy si ottiene un calo notevole di consumo:

Il risultato del tuning si apprezza particolarmente analizzando il consumo nell’arco dell’intera giornata.
Citrix XenDesktop Enterprise (che contiene anche XenApp) è l’unica proposta sul mercato che consente di offrire ai propri utenti dei Virtual Desktop sia basati su sistemi operativi Server (XenApp) che su sistemi Client con la stessa architettura. Anche se in Italia siamo ancora parecchio indietro sulla “tecnica mista” proposta da Citrix, notiamo che all’estero l’utilizzo di XenApp è pervasivo. Le aziende sanno bene infatti che il costo di un Virtual Desktop realizzato con Citrix XenApp rimane il più basso del mercato.
Assicurare la Qualità Del Servizio di un Virtual Desktop è possibile solamente se si capisce dove sono i colli di bottiglia. Quante volte ci siamo chiesti se la lentezza sta sulla linea del cliente, sullo storage o, magari, sul database dell’ERP? Con ControlUP è possibile controllare l’intero flusso dell’application delivery, da un capo all’altro:

Nel 2010 ciò che spingeva i progetti VD era il green dei Thinclients e la gestione centralizzata, oggi è l’ubiquità offerta dal cloud, privato o pubblico e l’utilizzo di qualsiasi dispositivo, anche personale.
Come sarà il Virtual Desktop del 2020?

Ci sono più di 16 milioni di diverse applicazioni Windows conosciute al mondo. Da qui al 2020 ne avremo da gestire ancora parecchie, basti guardare a questa indagine:

Se Microsoft ridurrà i costi delle sua licenze per il cloud il Desktop As A Service (DaaS) esploderà e nel 2020 sarà importante per Microsoft quanto il mercato dei PC fisici.
Le applicazioni saranno tutte virtualizzate, l’utente vorrà installazione a tempo zero come si fa con un App Store. Il datacenter del 2020 sarà tutto definito dal software:

La sicurezza sarà il punto fondamentale. Le credenziali diventeranno tante e tanti anche i provider di credenziali.

Come si può capire, l’identity management diventerà una parte fondamentale dell’IT Security.
Una nuova tecnologia, anzi antica, che si riaffaccia in modo nuovo è la virtualizzazione applicativa. Antica perché APP-V di Microsoft (ex Softricity) esiste dal 2004, nuova perché alcuni signori provenienti dal mondo univesitario della Californa hanno ripensato in maniera innovativa a come separare definitivamente i sistemi operativi dalle applicazioni a vantaggio, prima di tutto, del Desktop virtuale.
Immaginiamo un PC in cui i programmi si possano installare in maniera semplice come le App di un iPhone. Questo aumenterebbe la stabilità del sistema e diminuirebbe i costi di gestione dei PC. E se i PC sono in realtà le sessioni virtuali dei Virtual Desktop? Un Virtual Desktop costerebbe ancor meno sia da creare che da manutenere. Chi ha realizzato questo è Numecent, ecco cosa racconta di se:
Oggi c’è un forte ritorno a progetti importanti di VD: farm imponenti da 50.000 PC virtuali con organizzazioni che accedono a VD da quasliasi parte del globo. Quindi ogni progetto non deve essere improvvisato, ma ben disegnato per offrire un risultato d’eccellenza.
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