
Lo storage è storicamente uno dei componenti più costosi dell’infrastruttura IT: richiede investimenti importanti, e quando è il momento di cambiarlo, sono dolori. Almeno, così è sempre stato.
Ma non è più vero, oggi questo scenario sta cambiando.
Vent’anni fa VMware ha introdotto la virtualizzazione dei server, rivoluzionando l’IT: cento server fisici sono diventati quattro, con un’efficienza prima impensabile. È una trasformazione ormai consolidata. Eppure la stessa cosa non è ancora accaduta, o non in modo altrettanto diffuso, nel mondo dello storage. Perché? Probabilmente per un’ignoranza abbastanza diffusa sul tema. Perché la virtualizzazione dello storage esiste, funziona, e può far risparmiare cifre significative sulla SAN.
La SAN diventa una commodity e Davide Galanti spiega come funziona lo storage on demand in modo chiaro in questo video.
Nella gestione dello storage le aziende hanno sempre dovuto fare i conti con una logica di investimento rigida: acquisto in anticipo hardware sovradimensionato, che ha cicli di rinnovo onerosi e con una difficoltà strutturale nell’adattarsi alle reali esigenze operative. A complicare ulteriormente le cose è arrivato lo shortage globale di componenti IT che ha reso ancora più evidente il limite del modello tradizionale. Acquistare hardware fisso significa esporsi a tempi di consegna imprevedibili (se arriva!), scorte esaurite e costi in aumento. La virtualizzazione dello storage è la risposta concreta a tutto questo.
Oggi, però, qualcosa sta cambiando in modo sostanziale. La virtualizzazione dello storage trasforma la SAN in qualcosa di acquistabile a consumo, modulabile, flessibile. Un po’ come la pizza a metro: prendi quello che ti serve, nella misura che vuoi, al prezzo che puoi sostenere.
Vuoi alta affidabilità? Ridondanza? Accesso da remoto? Oggi puoi avere una SAN a qualsiasi velocità, dimensione e costo e sei tu a deciderne le specifiche. Non devi più acquistare un “cassone” costosissimo e sovradimensionato sperando che regga per i prossimi dieci anni. Puoi comprare storage online, aggiungere blocchi a quello già presente in azienda e quando cresci, sostituire componenti senza buttare via nulla e senza interruzioni di servizio.
Un modello on demand, simile al cloud, ma con molto più controllo.
Questo cambiamento non è solo tecnologico: produce effetti diretti e misurabili sul business. Sul fronte economico, elimina la necessità di investimenti importanti su grandi sistemi, consente di scalare gradualmente evitando l’overprovisioning e migliora l’efficienza nell’uso delle risorse già esistenti. Un’azienda in forte crescita, ad esempio, può aggiungere capacità storage per blocchi successivi, senza dover sostituire l’intero sistema: niente migrazioni complesse, meno rischi operativi.
Sul piano della continuità, lo storage virtualizzato permette di aggiungere capacità senza interruzioni di servizio, di aggiornare o sostituire componenti senza downtime e di gestire con maggiore efficacia i picchi di carico. A livello infrastrutturale, si integra naturalmente con ambienti ibridi e multi-site, supporta il lavoro remoto e distribuito e consente un adattamento rapido a nuove esigenze applicative.
Questo cambiamento non è solo tecnologico: ha effetti diretti su costi ed operatività. Elimina gli investimenti upfront, consente di scalare gradualmente, migliora l’efficienza delle risorse esistenti. E si integra naturalmente con ambienti ibridi, multi-site e con le esigenze di compliance sempre più stringenti come quelle imposte dalla normativa europea NIS2 in materia di protezione dei dati e continuità operativa.
È un tema abbastanza nuovo, ancora poco conosciuto, e vale la pena approfondirlo con chi lo conosce davvero.
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