
Questa videointervista tra il nostro Davide Galanti, Roberto Corso e Martino Franzini di Parallels RAS è un confronto diretto, autentico e senza filtri sul mondo della virtualizzazione e sull’evoluzione del VDI enterprise nel panorama IT contemporaneo.
Il sodalizio tra Parallels RAS e Serverlab nasce dai test, non dal marketing. L’intervista parte da una premessa che spiazza, e che Davide tiene a mettere subito in chiaro: questa collaborazione non è figlia di un colpo di fulmine, né di un entusiasmo proclamato a microfoni accesi. È nata, al contrario, nel modo più antico e meno romantico che esista nel mondo IT: mesi di test, condotti senza concessioni e senza sconti.
Serverlab ha fatto le cose come si facevano una volta. Ha portato Parallels RAS in laboratorio, lo ha calato in scenari complessi, lo ha messo sotto torchio. E sì, ha anche provato a “romperlo”, perché è solo spingendo una soluzione fino al limite che si capisce davvero di cosa è fatta. Stabilità, tenuta nel tempo, comportamento sotto stress: nulla è stato dato per scontato.
Da quella lunga fase di sperimentazione comincia ad affiorare un quadro che, per il team, si rivela interessante su un primo fronte molto preciso: quello tecnico. Una console unica, capace di tenere insieme Remote Desktop Services, VDI e ambienti ibridi, senza che l’infrastruttura si trasformi in quella macchina pesante e ingestibile che chi lavora in questo settore conosce fin troppo bene.
È un dettaglio che, agli occhi di un esperto, vale più di mille brochure commerciali. Significa poter governare scenari eterogenei da un unico punto, senza moltiplicare gli strumenti, senza disperdere energie nella gestione quotidiana.
Va detto che chi arriva da ecosistemi consolidati come Citrix, e più in generale dal mondo della virtualizzazione, guarda alle nuove proposte con una prudenza istintiva. Talvolta con vero e proprio scetticismo. È un riflesso professionale, prima ancora che culturale.
E Parallels RAS, all’inizio, non sfugge a questa dinamica: entra in laboratorio accompagnato dalla stessa diffidenza con cui si guardano tutti i nuovi arrivati. Nessun trattamento di favore, nessuna corsia preferenziale. Solo la prova dei fatti.
Poi, però, cominciano i test sul campo. E qui la storia cambia rotta. Mesi di prove. Tentativi ripetuti di mettere la soluzione sotto pressione. Verifiche condotte in ambienti reali, articolati, lontani dalle condizioni rassicuranti delle demo. Ed è esattamente in quel terreno, quello in cui di solito le promesse iniziano a scricchiolare, che la percezione di Serverlab inizia a ribaltarsi.
La sorpresa, racconta Davide, non sta nel fatto che Parallels RAS funzioni. Quello tutti se lo aspettano. Sta nel modo in cui lo fa: con continuità, con solidità e senza aggiungere inutile complessità. Parallels RAS non introduce nuovi livelli di controllo, ma riduce il rumore operativo e riporta ordine, attraverso una gestione più lineare, centralizzata e soprattutto governabile dell’ambiente IT.
Un IT manager oggi si trova a coordinare un ecosistema sempre più esteso e frammentato, che include reti e sicurezza, gestione di dispositivi e stampanti, requisiti di compliance normativa come la NIS2, oltre a infrastrutture distribuite tra ambienti cloud e on-premise.
Le infrastrutture IT, infatti, raramente nascono “pulite”. Sono piuttosto il risultato di una lunga stratificazione nel tempo, fatta di acquisizioni, integrazioni successive e tecnologie eterogenee che si sono aggiunte l’una sull’altra senza un disegno sempre coerente. In questo scenario, ogni passo verso la riduzione dell’articolazione tecnica si traduce direttamente in maggiore efficienza, risparmio di tempo e un controllo più solido dell’intero sistema.
Parallels RAS si inserisce proprio in questa logica: alleggerisce il carico operativo quotidiano senza limitare le possibilità tecniche o la flessibilità dell’infrastruttura. Non elimina la stratificazione esistente, ma la rende governabile e coerente, orchestrando in modo intelligente gli ambienti eterogenei.
Nell’intervista si fa riferimento a due livelli distinti ma strettamente collegati: da un lato l’articolazione del backend, fatta di integrazioni, servizi e infrastrutture distribuite; dall’altro la semplicità del frontend, cioè l’esperienza dell’utente finale. Il risultato è un modello in cui l’utente interagisce con un ambiente lineare e intuitivo, mentre dietro le quinte il sistema coordina e gestisce una complessità tecnologica tutt’altro che banale.
Negli ultimi anni, le strategie delle aziende hanno seguito traiettorie diverse e spesso alternative: dalla migrazione massiva verso il cloud, ai ritorni parziali verso infrastrutture on-premise, fino all’affermazione sempre più diffusa di modelli ibridi. A questo si aggiunge la rapida crescita dell’intelligenza artificiale, che ha ulteriormente ampliato superficie e articolazione dei sistemi.
Il risultato è un ecosistema eterogeneo, potente ma sempre più difficile da governare in modo coerente. In questo contesto, emerge una consapevolezza chiara: la vera sfida non è più soltanto tecnologica, ma riguarda la capacità di governance dei sistemi e dei dati, ovvero la loro gestione, controllo e armonizzazione all’interno di ambienti distribuiti e complessi.
L’idea del cloud come ambiente intrinsecamente sicuro e “sempre sotto controllo” viene progressivamente riconsiderata, soprattutto alla luce di fattori sempre più rilevanti come la replicazione dei dati su più regioni geografiche, la crescente articolazione delle normative internazionali e la reale capacità di mantenere un controllo puntuale sulle informazioni.
In questo scenario, Parallels RAS viene descritto come una soluzione che contribuisce a ridurre il movimento dei dati, favorendo un approccio in cui le informazioni restano più vicine all’organizzazione e ai suoi confini operativi, semplificando così anche la gestione della governance e della sicurezza.
Un altro elemento distintivo emerso durante questa conversazione, e frutto dell’esperienza diretta, è la capacità di ascolto del vendor.
Nel mondo IT, dove troppo spesso il rapporto tra cliente e fornitore si riduce a ticket aperti e risposte standardizzate, trovare un interlocutore disposto a confrontarsi sui problemi reali rappresenta un valore aggiunto che pesa, e pesa molto. Soprattutto quando si parla di infrastrutture critiche su cui si gioca la continuità operativa di interi reparti aziendali.
L’evoluzione del prodotto Parallels RAS non è statica, ma si costruisce nel tempo attraverso il contributo diretto delle parti in causa: feedback dei clienti, collaborazione continua con utenti reali e un processo di miglioramento costante.
“Spesso noi di Serverlab abbiamo consigliato, fatto richieste, storto il naso. I nostri interlocutori sono sempre stati pronti all’ascolto, e posso assicurare che non è scontato“, racconta Davide.
Questo ciclo di ascolto e adattamento ha permesso a Parallels RAS di crescere in modo coerente con le reali esigenze del mercato, mantenendo un equilibrio tra innovazione e pragmatismo operativo.
In un mercato dove le decisioni si prendono spesso sulla base di slide patinate e benchmark di parte, Serverlab ha scelto la strada più lunga: quella della verifica diretta, della prova in produzione, del tempo dedicato a capire davvero. Il risultato è una partnership che non si regge su entusiasmi temporanei, ma su una solidità conquistata in scenari concreti. Ed è proprio questo il tipo di fondamenta su cui vale la pena costruire i progetti IT del futuro.
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