![Errore Microsoft [58tm1 e 62UBH]](https://www.serverlab.it/wp-content/uploads/2025/09/Errore-Microsoft-3.jpg)
Lavoro con Davide da un po’ di tempo e, devo ammetterlo, ho imparato tantissimo da lui. L’ultima volta mi ha salvato da un problema che mi stava facendo impazzire: l’errore “Something went wrong” su Outlook e Microsoft 365.
Avete presente quel messaggio fastidiosissimo che compare, spesso accompagnato da codici come 58TM1 o 62UBH, e che di fatto ti impedisce di lavorare? Nei vecchi sistemi operativi, questo errore era comunemente identificato con il codice 1001, ma oggi sono i nuovi codici a dominare. Bene, grazie al suo ultimo video, ho scoperto da dove arriva e, soprattutto, come risolverlo.
Il motivo di questo errore non è un semplice bug, ma è legato a un cambiamento importante che Microsoft ha fatto di recente. L’azienda sta gradualmente sostituendo il vecchio sistema di autenticazione basato su username e password con un protocollo più moderno e sicuro, l’OAuth 2.0. Purtroppo, questa transizione non è stata sempre indolore, ha creato problemi in molte aziende che avevano configurazioni di rete datate o incomplete.
Questo errore si manifesta più di frequente in ambienti come i VDI (Virtual Desktop Infrastructure), dove si utilizzano profili roaming su batterie di server remote desktop host in bilanciamento di carico, che erogano desktop virtuali a decine, centinaia o migliaia di utenti. Qui i profili utente possono “sporcarsi” facilmente, rendendo il processo di autenticazione ancora più complicato.
Spesso, in questi ambienti, si sfrutta anche una cache intelligente basata su FS Logics per ottimizzare le prestazioni di Outlook e delle ricerche, ma la somma di queste configurazioni può risultare difficoltosa per Microsoft e il risultato ci complica la vita.
Nel video, Davide spiega che per eliminare definitivamente questo errore, e per mettere “in pensione” questo fastidioso baco, basta seguire quattro passaggi fondamentali. Queste sono linee guida molto più stringenti, necessarie per risolvere alla radice l’insorgere del problema. Ve li riassumo qui, perché funzionano davvero:
Priorità ai DNS Interni per AD: Sincronia DNS e Domain Controller. Se i server che gestiscono il DNS nella vostra rete non sono sincronizzati, i client possono avere difficoltà a trovare i servizi giusti. Assicurati che i tuoi Domain Controller siano sempre perfettamente allineati e che i computer puntino solo ai DNS interni, senza usare server esterni come 8.8.8.8 di Google e senza configurare DNS “mezzi dentro e mezzi fuori”..
Configura il Conditional Forwarding: Questo è un piccolo trucco che fa una grande differenza. Si tratta di dire al tuo server DNS di reindirizzare in modo specifico le richieste di risoluzione legate ai servizi di Microsoft. In questo modo, il traffico di autenticazione viaggia dritto verso la destinazione corretta.
Rimuovi i DNS esterni dai client: È un errore comune lasciare configurati i DNS esterni sui computer che fanno parte del dominio. L’impostazione di DNS pubblici (come 8.8.8.8) o DNS interni non di dominio (come quelli del firewall) direttamente sui client può causare errori nella risoluzione dei record AD, nelle GPO (Group Policy Object) e nella sincronizzazione dell’orario. Questo può far prendere una strada sbagliata alle richieste di autenticazione, generando errori e interruzioni. Controlla che tutti i tuoi client puntino solo ai DNS interni.
Attiva la sincronizzazione delle password e l’MFA: Abilitando la sincronizzazione delle password tra Active Directory e Microsoft 365 tramite lo strumento gratuito “Entra Connect”, l’autenticazione diventa fluida perché le credenziali sono sempre allineate. Entra Connect sincronizza la password di dominio, quella utilizzata per l’accesso quotidiano al PC o al desktop virtuale, con la password su Microsoft 365, garantendo l’uso delle stesse credenziali per la posta elettronica.
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Se come me lavori in un ambiente VDI, sai che i profili utente possono corrompersi parzialmente. Invece di doverli cancellare del tutto (perdendo le impostazioni personalizzate), Davide mi ha suggerito di usare strumenti come VDI Profiler per pulire selettivamente solo le parti del profilo che causano problemi, forzando una nuova autenticazione e risolvendo l’errore senza dover rifare tutto da capo.
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Fonti e Approfondimenti
Per chi desidera approfondire i temi trattati in questo articolo, ecco le fonti ufficiali e le risorse aggiuntive di Microsoft che abbiamo consultato:
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