
Immagina un hotel in fiamme nel cuore della notte. L’allarme suona, gli sprinkler si attivano, tutto funziona alla perfezione — eppure gli ospiti corrono in direzioni opposte, nessuno sa dove sono le uscite, nessuno chiama i soccorsi. Il risultato è il caos, nonostante la tecnologia.Nell’hotel accanto, stesso incendio, stessa tecnologia: ma dietro ogni porta c’è un cartello chiaro con vie d’uscita, numeri da chiamare, istruzioni precise. L’evacuazione fila liscia.Questa metafora sintetizza perfettamente l’errore più comune che le aziende commettono quando si avvicinano alla direttiva NIS2: comprare strumenti prima di costruire processi e ruoli solidi. Ne parla senza mezzi termini Davide Galanti nell’ultimo video di Serverlab, con un messaggio diretto — se stai cercando scorciatoie, non hai ancora capito cos’è e a cosa serve la NIS2.
L’errore più diffuso è trattare la NIS2 come una checklist e considerare il lavoro fatto. In realtà, i requisiti della direttiva si articolano su più livelli interconnessi: gestione del rischio, criteri organizzativi, continuous monitoring ed incident reporting.
Dal risk assessment iniziale fino alla notifica di incidenti significativi ai CSIRT nazionali, la NIS2 richiede che sia cristallino chi fa cosa e come lo fa all’interno dell’organizzazione. Questo si traduce concretamente in:
Senza questa base, le tecnologie rimangono strumenti isolati, incapaci di garantire vera resilienza operativa o tempestività nelle risposte agli incidenti.
La direttiva non si limita a definire requisiti astratti. Prevede obblighi di notifica entro tempi stringenti, pianificazione della continuità operativa e coordinamento interfunzionale tra IT, sicurezza, compliance e management. Un percorso che deve partire dai vertici aziendali — e che non può essere delegato genericamente.
Il punto centrale su cui insiste Galanti è infatti proprio questo: prima di acquistare sistemi di detection o automazioni sofisticate, un’organizzazione deve aver già definito ruoli chiari, runbook strutturati e strategie di incident response. Tornando alla metafora dell’hotel, sono quei cartelli con le vie d’uscita e i numeri di emergenza che fanno sì che, quando scatta l’allarme, chiunque sappia esattamente dove andare e chi chiamare.
Solo dopo aver stabilito questa base organizzativa, ha senso integrare strumenti che automatizzino i processi, migliorino il monitoraggio e abilitino risposte preventive efficaci.
Serverlab stessa, pur essendo esente dagli obblighi normativi per dimensioni secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, ha scelto di adottare i principi della NIS2 per garantire continuità operativa e affidabilità ai propri clienti.
È una scelta che racconta qualcosa di importante: documentazione chiara e runbook strutturati valgono più di qualsiasi dispositivo tecnologico preso singolarmente. Anche realtà non soggette agli obblighi possono trarre vantaggio concreto dall’adozione di principi di governance, continuità operativa e resilienza digitale — trasformando la conformità da obbligo a vantaggio competitivo.
La NIS2 non è un problema IT da risolvere con un acquisto. È una questione di governance che parte dall’alto, richiede processi definiti e solo alla fine — non all’inizio — integra la tecnologia giusta al posto giusto. Come le istruzioni di emergenza in un hotel, sapere chi fa cosa nel momento di un incidente cyber fa la differenza. Molto più di un rilevatore automatico lasciato a sé stesso.
Se stai valutando come strutturare processi, ruoli e tecnologie per essere davvero compliant — e non solo sulla carta — guarda il video e scopri da dove iniziare concretamente.
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